Illegittimo il licenziamento per furto del lavoratore che sottrae beni aziendali di modesta entità

Un lavoratore addetto alle vendite in un supermercato sottrae alcune confezioni di vino in scatola e le consuma negli stessi luoghi di lavoro.

Gli episodi si ripetono in un breve arco di tempo e vengono scoperti grazie al personale ed alle telecamere di sorveglianza.

L’azienda, quindi, venuta a sapere dell’accaduto, apre un procedimento disciplinare a carico del dipendente, al termine del quale intima il licenziamento per giusta causa.

Ma il lavoratore impugna il recesso.

Nel primo grado di giudizio il Tribunale dichiara legittimo il licenziamento, mentre invece in secondo grado la decisione viene completamente ribaltata, in quanto la Corte d’Appello, riconoscendo l’illegittimità del recesso, condanna la società datrice di lavoro alla reintegrazione del dipendente ed al risarcimento del danno.

Secondo la Corte d’Appello:

  • siccome i fatti si sono verificati poche volte in un breve periodo di tempo, vi è sproporzione tra gli episodi addebitati al lavoratore e la sanzione applicata;
  • occorre tenere conto della difficile situazione che il dipendente stava vivendo al momento dell’accaduto e della mancanza di precedenti disciplinari a carico dello stesso;
  • alla luce dei punti precedenti, non vi è stata lesione del vincolo fiduciario tra datore e lavoratore.

A questo punto l’azienda propone ricorso …

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I lavoratori interessati dalla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

 

  • Il datore di lavoro può proporre al lavoratore la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Il datore di lavoro ha la possibilità di individuare i lavoratori cui proporre la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Quali lavoratori sono più interessati alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Quali categorie di dipendenti si prestano meglio di altre alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
  • Cosa può fare il datore per convincere il lavoratore a risolvere consensualmente il suo rapporto di lavoro?
  • La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro può essere resa più appetibile?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida …

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Legittimo il licenziamento del dipendente pubblico condannato per concussione

Un dipendente pubblico viene sorpreso a fornire consulenza a diversi cittadini sul posto di lavoro e ad incassare somme di denaro in merito ad alcune pratiche pendenti.

Si apre dunque un procedimento penale a carico dello stesso, al termine del quale il lavoratore viene condannato per concussione.

A questo punto la Pubblica Amministrazione intima il licenziamento per giusta causa.

Senonché il recesso è impugnato dal dipendente, il quale si difende sostenendo che l’amministrazione non lo ha preventivamente diffidato dallo svolgere l’attività di consulenza.

Ma sia nel primo che nel secondo grado di giudizio il licenziamento viene dichiarato legittimo, per cui il lavoratore si vede costretto ad impugnare in Cassazione la decisione di secondo grado.

La Corte di Cassazione, però, conferma la legittimità del licenziamento.

Secondo la Corte, infatti:

  • nel caso di specie non è necessaria …

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Licenziamento collettivo: dimensione aziendale e calcolo dei lavoratori impiegati

 

  • Quanti lavoratori deve avere il datore alle proprie dipendenze per essere soggetto alla procedura di licenziamento collettivo?
  • Come si calcola il numero dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda ai fini del licenziamento collettivo?

E ancora, in materia di licenziamento collettivo:

  • Quali sono i criteri per calcolare il numero dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda?
  • Quali sono gli orientamenti più seguiti per calcolare il numero dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda?
  • Qual’è il periodo di tempo da prendere come riferimento per calcolare il numero dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda?
  • Qual’è il momento in cui effettuare il calcolo dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda?
  • Quali sono i dipendenti esclusi dal calcolo dei lavoratori alle dipendenze dell’azienda?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida …

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Il Jobs Act prevede il contratto di ricollocazione per il lavoratore illegittimamente licenziato

La nuova normativa appena varata dal Governo apre le porte al contratto di ricollocazione, destinato a sostenere il reddito del lavoratore che perde il posto e finanziato da un apposito fondo istituito presso l’Inps.

Potranno beneficiare del nuovo strumento i lavoratori assunti a partire dal gennaio 2015 con contratto a tempo indeterminato, i quali vengano successivamente licenziati illegittimamente.

Questi lavoratori potranno ottenere un voucher che potrà essere utilizzato presso un’agenzia per il lavoro.

Presentando il voucher presso l’agenzia si avrà diritto a sottoscrivere un contratto di ricollocazione con la stessa, il quale garantirà al lavoratore l’assistenza dell’agenzia nella ricerca di un nuovo impiego ed una adeguata formazione e riqualificazione professionale, mirata ad ottenere sbocchi occupazionali coerenti con le capacità lavorative del dipendente.

L’ammontare previsto dal voucher potrà essere incassato …

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Le dimissioni dal lavoro

  • Il lavoratore può dimettersi senza preavviso?
  • Se si, a quali conseguenze va incontro?
  • Il lavoratore ha la possibilità di dimettersi immediatamente senza conseguenze?
  • Da chi parte l’iniziativa delle dimissioni lavorative?
  • Quali sono le ragioni che giustificano le dimissioni dal lavoro?
  • Qual’è la prima cosa che deve fare il lavoratore il quale intenda dimettersi?
  • Quali sono i controlli che il lavoratore deve fare prima di dimettersi?
  • Qual’è la prima cosa che deve fare il datore il quale intenda controllare la legittimità delle dimissioni del lavoratore?

Tutto questo, ed anche altro, viene esaminato nella guida:

Dimissioni dal Lavoro e Lettera di Dimissioni. Kit Completo per Dimettersi Legittimamente

la quale ha lo scopo di …

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Licenziamento per il direttore delle Poste che preleva 69.000,00 euro dai risparmi dei clienti con modalità illecite

Un lavoratore di Poste Italiane, con le mansioni di direttore di filiale, effettua numerosi prelievi da un libretto di risparmio intestato a due anziani coniugi, ricoverati in una casa di riposo, pur essendo privo di delega e con modalità illecite, vale a dire attraverso la falsa sottoscrizione di documenti.

Alla fine, l’importo complessivo prelevato risulta pari a ben 69.000,00 euro.

L’azienda apre quindi un procedimento disciplinare a carico del lavoratore, al termine del quale intima il licenziamento.

A questo punto il dipendente impugna il recesso e si difende sostenendo che:

  • i prelievi, in realtà, sono stati autorizzati da uno dei due coniugi cointestatari del libretto;
  • la contestazione disciplinare è stata effettuata con ritardo rispetto al momento in cui si sono verificati i fatti;
  • non sono state indicate le norme violate;
  • anche altri colleghi hanno partecipato all’evento.

Sia il giudice di primo che di secondo grado, però, confermano la legittimità del licenziamento.

La Corte d’Appello, in particolare, fonda la propria decisione sul presupposto che:

  • i fatti addebitati al lavoratore non sono stati contestati dallo stesso;
  • uno dei coniugi cointestatari del libretto ha sì dichiarato agli ispettori postali di aver permesso i prelievi, ma ciò non attenua e non esclude la gravità della condotta posta in essere;
  • la contestazione disciplinare non può dirsi tardiva, considerando la struttura complessa dell’ufficio e la delicatezza degli accertamenti necessari, richiedenti il controllo di numerose operazioni contabili;
  • la presunta tardività della contestazione disciplinare comunque non ha impedito al dipendente di esercitare il suo diritto di difesa e non ha ostacolato i suoi interessi;
  • non ha alcun rilievo la mancata indicazione delle norme violate, vista l’evidente illiceità e gravità dei fatti commessi.

Il lavoratore, tuttavia, impugna anche la decisione del giudice di secondo grado e la questione finisce in Cassazione.

Senonché la Corte di Cassazione …

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